C’era una volta il Mito.
Quando la filosofia era agli albori e la scienza ancora là da venire, l’uomo inventava un Mito per spiegare e spiegarsi i fenomeni naturali ed i comportamenti irrazionali degli esseri umani che non capiva.
Poi, con il passare del tempo, con la curiosità, con lo studio e la sperimentazione, le domande, dalle più semplici alle più complesse, cominciarono ad avere risposte, spiegazioni e conferme ed il gioco di sfatare i Miti è divenuto un passatempo dell’Homo sapiens sapiens: c’è una spiegazione per tutto e risposte per tutti.
Solo le religioni resistono all’inspiegabile ed al non dimostrabile, riparandosi dietro agli scudi dogmatici: si crede o non si crede, punto e basta.
Ma l’uomo ha bisogno dei Miti per sognare, sperare, per affrontare il futuro, per vivere, insomma.
Per un Mito che viene sfatato un altro ne nasce.
Al giorno d’oggi, a torto o a ragione, i Miti si creano attorno alle cose o alle persone che procurano emozioni e la scienza non li può ne li sa sfatare. Svariano un pò in tutti i campi : sport, musica, arte, natura e via dicendo. Qualche esempio? La Mitica Ferrari, il Mitico Maradona, i Mitici Beatles, il Mito di Elvis Presley e Marilyn Monroe, per non parlare di James Dean, il Mitico Aconcagua, l’Everest o il K2, ecc… Insomma la parola Mito oggi è associata all’emozione che ci procurano gli esseri umani o luoghi esotici particolarmente difficili da raggiungere e non a comportamenti umani irrazionali o fenomeni naturali inspiegabili.

Questo incipit per spiegare le ragioni per cui abbiamo chiamato il nostro Centro Subacqueo Progetto Atlantide ed abbiamo battezzato un punto d’immersione nel mare delle Egadi (N.13 nel nostro sito) Atlantide: come l’isola descrittaci da Platone più di duemila anni fa e che per la sua tragica ed improvvisa scomparsa è divenuta un Mito che resiste ancora oggi ad ogni tentativo d’essere sfatato.
Sorvoliamo sul perchè del nome Progetto Atlantide, chi ci conosce lo sa. Vorrei invece attirare l’attenzione di chi legge sul nome Atlantide dato ad un luogo d’immersione.
Un tuffo sulla nostra Atlantide non ha niente a che fare con la mitica isola. Dopo una discesa in caduta libera dalla superficie a quasi 60 metri di profondità, non ci si trova davanti ai resti di colonne mozzate o ai ruderi delle mura rivestite di oricalco. Non ci sono solchi sul fondale che potrebbero ricordare i canali concentrici che circondavano la città, come ha descritto Platone ; niente cocci o altri resti di una civiltà estremamente evoluta scomparsa dalla faccia della Terra in un sol giorno e in una sola notte.
No. Niente di tutto questo. Ma emozioni, tante emozioni, forse troppe per una sola immersione.
È difficile, se non impossibile descrive le emozioni, le parole scritte o parlate possono trasmetterle, ma non descriverle, quindi non mi ci proverò neppure. Proverò, invece, a descrivervi, per quanto possibile, l’ambiente e cosa vi aspetta.

Immaginate di planare a volo d’angelo avvolti nel liquido blu del mare profondo, sfiorando una spessa coltre di paramuricee che ondeggiano pigre scoprendo a tratti lunghe antenne di aragoste annidate nelle fessure della parete rocciosa, mentre branchi di migliaia di pescetti si aprono a ventaglio facendo ala al vostro passaggio, come la folla assiepata sul Mortirolo faceva al passaggio di Pantani. All’improvviso, corretta la planata in un volo radente sul fondo, trovarsi di fronte a pilastri ramificati di Gerardia savaglia (finto corallo nero) che, pur alla luce opaca, quasi lattiginosa dei sessanta metri, mandano riflessi dorati come fossero arabeschi rivestiti di oricalco. Solo avvicinandosi si notano i polipini dagli infaticabili tentacoli che ondeggiano costantemente per surgere dall’acqua nutrimento.
Ma non ci si può fermare molto ad osservare questo raro spettacolo, perchè lo sguardo viene attirato da un’insolita visione che toglie il respiro : a pochi metri dalle colonne di oricalco si apre un bosco di alte felci ammantate di neve. Almeno questa è stata la mia impressione la prima volta che mi sono imbattuto in questo tesoro della Natura.
Qualche metro prima non lo si nota, tanto il colore è delicato, un bianco pallido che solo la luce della torcia ne esalta l’assoluto candore. Si è di fronte al Corallo Nero del Mediterraneo, quello vero (Antipathes subpinnata). Mitico animaletto marino, difficile da vedere e da avvicinare pur non potendosi spostare, ma solo ondeggiare sul posto raccolto in colonie di milioni di esseri. Come descrivere le emozioni travolgenti che assalgono chiunque di fronte ed uno spettacolo del genere ? Come non chiamare questo luogo Atlantide? E chi, trovandovisi al cospetto, non dovesse esserne quanto meno turbato, sarebbe meglio che smettesse di andare sott’acqua!
 

Perchè è difficile da vedere e da avvicinare ?
Perchè come tutti i tesori, anche la Natura protegge i suoi rendendoli inaccessibili e difficili da individuare e da raggiungere.
La nostra Atlantide poi, ha tre guardiani, tre cavalieri inflessibili e sempre all’erta per impedire invasioni barbariche provenienti dall’alto: Sir Corrente, Sir Narcosi e Sir Embolia.
Questi tre guerrieri, armati di tutto punto, tuttavia, consentono il superamento delle colonne Gerardia e l’entrata nel Bosco Nevoso a qualche eletto in possesso delle regolari credenziali, e non c’è possibilità di corromperli.
Credenziali: tutti coloro che desiderano entrare nella schiera degli eletti devono:

1. Essere presentati, raccomandati ed accompagnati da un cavaliere di Progetto Atlantide.

2. Come minimo devono essere in possesso di un brevetto di 3˚ grado o equivalente.

3. Almeno 100 immersioni certificate.

4. Almeno 3 immersioni di assuefazione nei giorni precedenti a ridosso del Grande Tuffo.

Dopo di che…Benvenuti nell’ACE Club (Atlantide C’È).